In questi giorni siamo stati sommersi da informazioni continue e onnipresenti relative a Chorus Life, ricavandone la sgradevole sensazione di essere stati perseguitati da piazzisti, autorevoli per carità, di un’agenzia immobiliare.
In questa tempesta promozionale vorremmo condividere il nostro punto di vista, sicuramente poco moderno ma concretamente e sinceramente privo di pregiudizi, su ciò che è stato detto.
Al netto di tante parole altisonanti ci piacerebbe capire cosa lo “smart district” e “modello di rigenerazione urbana” offre alla città. Premesso che l’unico modello di rigenerazione urbana che apprezziamo incondizionatamente, in una delle città più inquinate d’Europa che ha dichiarato l’emergenza climatica da alcuni anni, è la trasformazione a verde e bosco urbano (d’altronde la E di B.A.S.E. sta per ecologista), il bilancio finale dell’operazione immobiliare è:
– un parcheggio di 1100 posti auto, di cui 700 in convenzione (speriamo senza costi per la comunità) con il Comune. Non basterà per l’Arena da 6500 posti, vedremo le ricadute sui quartieri circostanti quali saranno. E la pur contiguità con il sistema tranviario crediamo che difficilmente potrà risolvere al meglio i futuri flussi viabilistici in occasione di eventi o concerti nell’arena, prevedibilmente regalando al quartiere momenti di puro caos, come già vediamo con frequenza al nuovo stadio, in occasione di ogni partita in programma;
– 74 alloggi di lusso in residence, che in una città con più di 10.000 alloggi non occupati non sembrano cambiare gli equilibri nell’interesse della comunità;
– un hotel di lusso da 107 camere;
– un piccolo centro commerciale (voi chiamatelo come volete) con attività commerciali e ristorazione, più o meno con gli stessi marchi che si possono trovare a Curno o a Oriocenter, solo con un poco più di esclusività nel contesto;
– una Urban SPA e Centro Wellness privati, in italiano piscina e palestra, che si intuisce avranno costi comparabili ad altre realtà similari in città;
– alcuni spazi a verde (poco più o poco meno che giardinetti condominiali);
– un Palazzetto dello Sport totalmente privato, e con costi di esercizio ed utilizzo non certo a buon mercato.
Ecco, per capire come, fuori di retorica, Chorus Life non sia un “dono” alla città, ci si dovrebbe soffermare sulla parola privato.
Esisteva un Palazzetto dello Sport pubblico che ospitava le squadre cittadine di volley, di basket e altri sport che non godono dei ricchi bilanci di poche squadre di livello nazionale.
Non ci sarà più.
L’Arena di ChorusLife, per decisione del privato, non li ospiterà, nonostante un preliminare di accordo che cercava anni fa di muoversi in questo senso. Come opera di compensazione si costruirà una grande palestra (Palazzetto è per convenzione un’arena coperta con le curve, che mancano nel progetto) al posto del teatro Creberg, abbattuto.
Aprendo lo sguardo e calando l’intervento nel contesto cittadino ci sembra che Chorus Life sia l’ennesimo tassello, ma temiamo non l’ultimo, di politiche che mirano a spostare comparti cittadini sempre più verso utenze (city users…) esclusive, provenienti dall’esterno, alla ricerca di lusso mordi e fuggi, che difficilmente potrà essere appetibile per il cittadino medio bergamasco.
L’intervento è inoltre urbanisticamente molto impattante, essendo in tutta evidenza completamente alieno al tessuto urbano circostante, su cui giace più come una balena spiaggiata che inserito in modo armonioso e rispettoso del contesto, come forse si poteva tentare di fare.
Ricordiamo inoltre che fin dall’inizio dell’iter, risalente ormai a molti anni fa, il tutto è stato pianificato senza alcun confronto e condivisione delle scelte future con i cittadini e tanto meno con i quartieri coinvolti, cui furono riservati, come ormai vediamo da più di dieci anni a Bergamo, assemblee si pubbliche, ma con unicamente lo scopo di comunicare le scelte fatte da privato ed Amministrazione Comunale, senza alcuna possibilità di modificare alcunchè del progetto.
Sarebbe infine interessante un bilancio dei costi dell’operazione Chorus Life dalla parte del Comune di Bergamo, per capire davvero dove la comunità ricava un guadagno collettivo. Forse si può compensare in euro quello che un Palazzetto dello Sport pubblico e un Teatro in meno hanno fatto perdere dal punto di vista sociale e culturale.
Lo aspettiamo.


