Bergamo: quando la politica sostituisce le competenze.

Bergamo: quando la politica sostituisce le competenze.


Negli ultimi anni il Comune di Bergamo ha fatto sempre più ricorso a consulenze e collaborazioni esterne per svolgere funzioni che, almeno in teoria, dovrebbero essere coperte dalla struttura amministrativa interna o dalle competenze degli stessi assessori.
Non si tratta soltanto di incarichi tecnici legati a opere pubbliche o a progetti specifici, ma anche di figure inserite stabilmente nello staff politico-amministrativo per periodi pluriennali, con contratti pagati dal Comune.

Il fenomeno si inserisce in un modello amministrativo che si è accentuato con la nuova giunta insediata nel 2024, caratterizzata da una forte concentrazione di deleghe in poche persone. Un esempio emblematico è quello del vicesindaco, che si trova a gestire contemporaneamente settori molto diversi tra loro: cultura, rapporti con l’università, bilancio, tributi e commercio.

È difficile pensare che una sola persona possa possedere competenze tecniche approfondite in ambiti così differenti. Il passaggio negli anni da assessorati come la sicurezza a quelli culturali o finanziari non sembra indicare una specializzazione specifica, quanto piuttosto una nomina politica legata agli equilibri della giunta.
Ed è proprio in questi casi che entra in gioco il ricorso a consulenti e collaboratori esterni.

1) Uno degli episodi più discussi riguarda la ricerca di una figura esterna per affiancare il vicesindaco nella gestione dell’assessorato alla cultura.
Palazzo Frizzoni ha pubblicato un avviso per selezionare un referente delle relazioni in ambito culturale con un incarico part-time al 70%.
Il compenso previsto è di circa 33 mila euro lordi annui, con un contratto iniziale di alcuni mesi prorogabile. L’incarico è stato poi affidato ad Arianna Bertone, scelta dopo una selezione pubblica a cui avevano partecipato oltre 150 candidati.
Il caso ha suscitato polemiche politiche anche perché la stessa professionista aveva già lavorato nello stesso assessorato come interinale prima della conclusione della selezione pubblica.

Al di là delle polemiche procedurali, il punto politico resta evidente: se l’assessore possiede le competenze necessarie per gestire il settore culturale, perché è necessario affiancargli una figura esterna che svolga proprio quelle funzioni operative?

2) Un secondo esempio riguarda la comunicazione istituzionale del Comune.

L’amministrazione ha affidato a una professionista esterna l’incarico di coordinare le attività di comunicazione dell’ente. Il contratto ha durata triennale, con un compenso complessivo vicino ai 100 mila euro, pari a circa 33 mila euro lordi annui.

La figura ha il compito di seguire la comunicazione istituzionale del Comune, la produzione di contenuti informativi e il supporto alla comunicazione dei progetti strategici dell’amministrazione.
Anche in questo caso non si tratta di una consulenza occasionale, ma di una collaborazione
continuativa che accompagna l’intero mandato amministrativo
.

Quanto costa tutto questo?
Secondo i dati pubblicati nella sezione Amministrazione Trasparente del Comune, negli ultimi anni gli incarichi di consulenza e collaborazione esterna hanno comportato diverse centinaia di migliaia di euro di spesa complessiva ogni anno.
Le cifre variano a seconda degli incarichi attivi, ma negli ultimi mandati si è registrata una spesa annuale che oscilla indicativamente tra 400.000 e 600.000 Euro tra incarichi di consulenza professionale, collaborazioni di staff e incarichi fiduciari legati agli uffici degli assessori e del sindaco.

Solo alcune delle collaborazioni più recenti – come la consulenza per la comunicazione e quella per il supporto culturale – superano complessivamente i 100.000 Euro nell’arco del mandato.
Si tratta di cifre che, prese singolarmente, possono sembrare limitate nel bilancio complessivo di un grande Comune, ma che nel loro insieme mostrano come il ricorso a consulenze esterne sia diventato una componente strutturale dell’organizzazione amministrativa.


A rendere ancora più evidente la contraddizione è una notizia recente: il Comune ha pubblicato un bando per assumere cinque tecnici a tempo indeterminato nei settori urbanistica, edilizia e opere pubbliche; le nuove figure serviranno a rafforzare la pianificazione urbanistica e la gestione dei lavori pubblici della città, due settori che negli ultimi anni hanno registrato un forte aumento delle attività e dei
progetti.

Il Comune riconosce quindi esplicitamente la necessità di rafforzare le competenze tecniche interne attraverso concorsi pubblici.
Ma questo rafforzamento arriva dopo anni in cui l’amministrazione ha fatto ampio ricorso a consulenze e collaborazioni esterne per supportare le scelte politiche e amministrative.

Il paradosso è evidente: da un lato si cercano tecnici qualificati per rafforzare la macchina
comunale, dall’altro si moltiplicano incarichi esterni
per coprire funzioni operative che potrebbero essere svolte da personale interno.
Il nodo politico di fondo resta lo stesso: gli assessorati vengono spesso assegnati sulla base di
equilibri politici o di partito
, più che sulla base delle competenze specifiche delle persone nominate.

Il risultato è un sistema in cui l’assessore mantiene la titolarità politica della delega, mentre le competenze tecniche vengono affidate a consulenti o collaboratori esterni.

Invece di nominare un assessore con competenze specifiche nel settore – o di rafforzare stabilmente gli uffici comunali – si preferisce affidare l’assessorato a una figura politicamente vicina e poi integrare le competenze mancanti con incarichi professionali pagati dall’ente pubblico.

Questo modello rischia di produrre un effetto paradossale; formalmente l’amministrazione comunale è guidata da assessori nominati dalla sindaca, ma nella pratica molte funzioni operative vengono svolte da collaboratori esterni, consulenti o figure di staff.

Non è solo una questione di costi – pur rilevante – ma anche di principio.
La pubblica amministrazione dovrebbe basarsi su competenze selezionate tramite concorso e su una struttura stabile di funzionari pubblici: quando invece la gestione quotidiana delle politiche pubbliche viene affidata a consulenti esterni scelti con incarichi temporanei, il rischio è quello di creare una sorta di amministrazione parallela, composta da collaboratori che non fanno parte dell’organico comunale ma che di fatto ne svolgono
alcune funzioni chiave.

Alla fine resta una domanda molto semplice: se per gestire cultura, comunicazione, bilancio o progetti strategici servono consulenti esterni pagati dal Comune, a cosa servono nella realtà gli assessori nominati per occuparsi di quei settori?