COMUNICATO STAMPA.
Nei mesi scorsi il Segretariato Regionale per la Lombardia del Ministero della Cultura ha risposto alla richiesta del Comune di Bergamo relativa all’alienazione della porzione immobiliare conosciuta come “Casa del custode”, facente parte del complesso monumentale del Castello di San Vigilio.
Con una nota protocollata il 24 giugno 2025, il Segretariato Regionale, sentita la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le province di Bergamo e Brescia, ha confermato la piena efficacia dell’autorizzazione all’alienazione già rilasciata dalla Commissione regionale per il patrimonio culturale della Lombardia in data 25 novembre 2016.
Nonostante la conferma, il Ministero ha ritenuto utile segnalare al Comune di Bergamo, “considerato il tempo intercorso dal rilascio dell’autorizzazione e che l’alienazione non risulta ancora avvenuta”, l’opportunità di valutare altre forme di valorizzazione e utilizzazione, anche a fini economici, diverse dalla vendita.”
Questa indicazione è in linea con l’impegno assunto dal Comune di Bergamo in sede di acquisto del bene (1957) a conservarlo come parte del patrimonio comunale.
Si ribadisce, infine, che l’intero complesso del Castello di San Vigilio, inclusa la “Casa del custode”, resta soggetto a tutela ai sensi della Parte Seconda del Codice. Di conseguenza, il bene non potrà essere distrutto o danneggiato e l’esecuzione di qualsiasi opera o variazione d’uso è subordinata alla preventiva autorizzazione della Soprintendenza competente.
Progetto BASE, dopo il reiterato silenzio, fin dalla prima richiesta, risalente ormai al 20 maggio scorso, da parte della Giunta e il mancato riscontro alle tre richieste effettuate di sospendere la vendita della casa del custode al fine di valutare soluzioni alternative che ne mantengano la proprietà e l’utilizzo pubblico, ha deciso di chiedere l’intervento del Difensore Civico Regionale, l’avvocato Gianalberico De Vecchi, il cui ruolo prevede la tutela e la promozione dei diritti civici, incontrando i cittadini e le istituzioni per rafforzare la rete di assistenza e prevenire irregolarità.
L’intervento può essere richiesto da chiunque vi abbia un interesse diretto, sia come singolo cittadino che come soggetto associato in caso di disfunzioni amministrative.
