Confronto fra il prima e l'attuale Piazzale degli Alpini di Bergamo

Piazzale degli Alpini: da spazio verde ed aperto a tutt* a bidonville privata e chiusa, al servizio a pagamento di ristoratori ed intrattenimento (terza parte)

Oggi concludiamo il reportage su Piazzale Alpini con immagini che crediamo parlino meglio di quanto si possa raccontare, mostrandoci il prima ed il dopo la trasformazione che ha portato all’attuale configurazione.

Ci raccontano di come la piazza fosse, prima dei recenti interventi, uno spazio aperto e prevalentemente verde al servizio della città, seppur evidentemente bisognoso di qualche intervento migliorativo e di riordino, che poteva a nostro avviso riguardare anche solo le pavimentazioni (fino al 2018 prevalentemente in asfalto…) ed il verde già presente.

Ora Piazzale Alpini è diventato, in tutta evidenza, una distesa desolata e rovente di cemento, per larga parte della giornata.

Una disordinata ‘bidonville’ in centro città, blindata all’accesso pubblico, e di fatto sequestrata ai cittadini, per essere messa al servizio privato di ristorazione ed intrattenimento, e come sottolineato nei nostri post precedenti, nemmeno rispettosa dei pochi vincoli imposti dall’Amministrazione su orari di apertura e gestione degli spazi interni.

Ci sembra si sia persa ogni qualità urbana di questo spazio non più a servizio della cittadinanza tutta.

La piazza, come ben vediamo dall’immagine fotogrammetrica del prima e del dopo è mutata da spazio prevalentemente verde, che rappresentava una piccola isola verde in centro città a contrasto delle isole di calore, ad isola di calore lei stessa, un non luogo che per la maggior parte del giorno risulta inutilizzato ed inutilizzabile, oltre che totalmente inospitale, a seguito della sensibile diminuzione del verde preesistente.

E una misurazione delle temperature nel luogo fatta in questi giorni, seppur empirica, ci conferma quest’ultimo dato, rilevando temperature a metà pomeriggio attorno ai 33/34°C nelle residuali aree di verde e nelle zone d’ombra attorno agli alberi esistenti, e circa 40/41°C nelle zone ora pavimentate a cemento.

Se da un lato interventi di ‘riqualificazione’ o ‘rigenerazione’, fatti in queste modalità che vedono un sensibile aumento delle superfici pavimentate a scapito del verde, comportano costi di manutenzione futura ridotti, non rispondono però nemmeno lontanamente alle sfide che le moderne città si trovano ad affrontare con il riscaldamento globale.

Il risultato è sempre, in conclusione, la creazione di spazi urbani inospitali ed inutilizzabili per gran parte dell’anno.