Abbiamo parlato più volte della drammatica situazione di alcune parti del Castello di San Vigilio.
Il 29 gennaio scrivevamo, riferendoci ad articoli della stampa locale: “Il castello è in pessime condizioni, la casa del Castellano è ormai “un edificio malmesso”, la casa del Capitano è ridotta a pareti tenute in piedi solo da impalcature, senza tetto, con piante infestanti che hanno colonizzato ogni interstizio, la casa del Custode “ormai avvolta dall’edera, dipinta dalle macchie gialle di gelsomino invernale”.
Dopo che nel 2019 l’associazione «Castrum Capelle», che riunisce architetti, storici, archeologi, urbanisti, artisti e cittadini, che si sta dando da fare per valorizzare la fortezza, riuscì a far togliere dal piano delle alienazioni la casa del Custode, il Comune stimò due anni e mezzo fa che per portare a termine un intervento di messa in sicurezza sarebbero serviti 100 mila euro.
Invece scopriamo oggi che si è deciso di rimettere la Casa del Custode nel Piano delle alienazioni, e vendere un bene di tutt* di enorme ricchezza storica, facente pienamente parte, lo ricordiamo, del Patrimonio Mondiale UNESCO della città, quanto le Mura Venete, i monumenti nel centro storico entro le mura e il resto del Castello di San Vigilio.
Il suo destino sembra segnato ed è quello, come per altri beni pubblici, di passare da essere bene di tutt* a essere proprietà privata di qualcuno che lo acquisterà a condizioni molto (troppo?) vantaggiose, sapendo poi trarne i profitti che il Comune non ha saputo (o voluto?) ricavarne.
Cultura e turismo possono convivere con intelligenza portando vantaggio alla collettività, ma la svendita dei beni culturali a chi ha come mira esclusiva il tornaconto economico è la peggiore rinuncia alla propria storia.
Il bene di tutt*, ancora una volta, svenduto a beneficio di poch*.
E mentre l’Assessore ai lavori pubblici Rota sosteneva solo un mese fa che “Le casse comunali devono fare i conti con interventi più urgenti” sfidando il ridicolo a fronte degli 800.000 euro spesi, guarda caso a favore di un altro privato, recitando Piazzale Alpini, era evidentemente già in programma sotto traccia da tempo di alienare una parte importante della storia cittadina per non spendere un ottavo di quella cifra e salvarla a beneficio della città e restituendola alla pubblica fruizione di tutti.
Beni comuni non mantenuti a dovere e coscientemente lasciati cadere in rovina, svenduti per fare cassa.
Cosa dobbiamo pensare del bilancio preventivo in corso di discussione, Assessore Gandi?
Scelte amministrative scellerate, dicevamo un mese fa.
Faremo tutto ciò che possiamo per fermare questo scempio.


