Svolta green. Facciata verde, cuore grigio.

Verde propaganda. Rosso vergogna.

Crediamo che ci dovrebbe essere un limite di decenza anche alla propaganda.
Riempiamo la città di parcheggi per il traffico privato, ma ci mettiamo quattro alberi per fingere che ci interessi qualcosa della qualità dell’aria.

Un albero ogni tre posti auto per parcheggi superiori ai dieci posti auto.

E si dovranno preservare alberi con una circonferenza sopra i 40 cm (tre dita di diametro), ma solo in attesa delle deroghe che permetteranno di radere al suolo, stanti gli attuali progetti presentati, in Porta Sud il verde intorno alla Roggia Guidana e al torrente Morla, e compromettere anche il Parco Ovest II.

Bergamo ha bisogno di boschi urbani in città bassa, dove un decennio di visione urbanistica distorta, che accoppia in modo inscindibile il decoro urbano alla speculazione edilizia e la mobilità al traffico privato, ha creato un ambiente ostile e un’aria irrespirabile.

Nessunə potrà restituirci il Parco Ovest che è stato sfigurato con pesanti edificazioni e distruzione di parte del verde e della biodiversità presente, il verde di Piazzale Alpini o Piazza Dante o le amplissime aree verdi nella parte sud della città per consentire il passaggio della ferrovia per Orio, già in corso di realizzazione.

Bisogna mettere la parola fine alle colate di cemento per costruire in una città con più di 10.000 abitazioni non occupate ed enormi cantieri in ogni quartiere.
Bisogna smettere di asfaltare per fare nuovi parcheggi dove si dovrebbe seriamente piantumare per garantire il benessere di una città vivibile.

È ora di cambiare e favorire il trasporto pubblico, la ciclabilità e gli spazi pedonali con una significativa e sempre più necessaria presenza di verde.

È ora di cambiare e smettere di spruzzare un po’ di colore verde su scelte sbagliate e drammatiche dal punto di vista climatico e ambientale.

È ora di ricordare a chi abbatte con tanta facilità alberi cresciuti e sani che, anche ammesso che i nuovi vengano messi a dimora e correttamente mantenuti (e sappiamo che non è sempre così a Bergamo), un albero richiede più di dieci anni per arrivare alle stesse condizioni di quelli abbattuti.

E in questi dieci anni? E il costo di messa a dimora e cura?
In un periodo in cui si lamenta la mancanza di denaro, si toglie qualcosa di gratuito e perfettamente vivo per sostituire con altro inattivo e costoso da mantenere.

Quale è, per il Comune di Bergamo, il punto che non si deve superare? Quand’è che il Comune di Bergamo avrà la volontà e la determinazione per dire basta?