Addio all'albero della scuola Mazzi. Abbattimento non necessario.

Era solo un albero?

Ieri abbiamo avuto notizia che un bell’albero, che da decenni faceva bella (ed utile) mostra di sé nel cortile della scuola Mazzi, in corso di ristrutturazione, è stato abbattuto.
Non è dato sapere, ed a questo punto può interessare relativamente, se fosse sano e staticamente sicuro, se fosse pericolante, se avesse l’apparato radicale danneggiato prima dei lavori, dopo i lavori od altro…

Il dato che ci interessa maggiormente è che siamo di fronte all’ennesimo episodio di distruzione del verde, con l’impressione che chi governa la città non faccia il suo lavoro, cioè governare adeguatamente ciò che succede nel territorio cittadino.

Abbiamo ormai perso il conto degli infiniti episodi in cui, sia in interventi privati che pubblici, si ignora in modo pressoché sistematico il verde preesistente, distruggendolo anche quando lo si potrebbe salvare, pur di considerarlo importante e degno di piccole modifiche di progetto.

Crediamo sia importante ricordare che qualsiasi progetto edilizio privato o pubblico deve, nel corso del suo iter, essere necessariamente visionato dagli uffici del Comune prima di ricevere i permessi necessari, ultimo dei quali è quello di costruire.

Ciò significa che il Comune ha sempre la possibilità concreta ed operativa di imporre modifiche, anche sostanziali, se un progetto non risponde adeguatamente a criteri di salvaguardia del verde, di sostenibilità, di tutela della biodiversità.

Dove era, è, e sarà il Comune in tanti progetti il cui impatto sugli ecosistemi cittadini, piccoli e grandi, è evidente e dovrebbe essere limitato con l’autorità del controllo amministrativo, al di là dei legittimi interessi privati ?

Cosa viene prima, la tutela del verde e della salute pubblica che ne consegue, o gli interessi del privato che costruisce, o quelli dell’impresa incaricata che per ragioni di economia ed opportunità abbatte, come sembra in questo ultimo caso?
Non basta dichiarare l’emergenza climatica e poi sistematicamente arrivare in ritardo, scusarsi con i cittadini o abbastanza ingenuamente dichiarare che non si può più fare nulla.

È poco credibile, in molte, troppe situazioni.