Non c’è solo la Fondazione Carrara, con la nomina d’imperio della nuova direttrice calata per mettere a tacere le domande sempre più puntuali e pressanti della cittadinanza, a rendere decisamente opaca e pressoché illeggibile la gestione dei beni pubblici culturali.
Sembra, da un articolo del Corriere Bergamo di oggi, che anche la Fondazione Donizetti stia affrontando un periodo agitato dopo le dimissioni del direttore artistico Micheli. E sempre dallo stesso articolo la soluzione sembra essere la medesima: una nomina ad personam e via, problemi non risolti ma spazzati sotto il tappeto, dove non saltano agli occhi.
Vorremmo conoscere in tutto ciò il ruolo che l’amministrazione comunale, la sindaca Carnevali e l’assessore Gandi ricoprono nelle scelte gestionali, che trattandosi di un bene pubblico sono anche di politiche culturali, in queste realtà che dovrebbero essere punta di diamante della cultura cittadina ma diventano così, sempre più, corpi estranei e prezioso giocattolo di pochi privilegiati.
Siamo stanchi di sussurri dalle pagine dei giornali locali. Vorremmo trasparenza e una politica culturale meno opaca e più condivisa che la città merita.


