Visione aerea di via della Rovere a Bergamo

Ancora su via della Rovere: solo questione di palline?

Due parole sul motivo (vero) del contendere nella diatriba cittadinɛ – Comune di Bergamo relativa al Golf Club, sperando che esista ancora qualcunə capace di dichiararsi contrario, nonostante la cattiva educazione del decennio Gori.

Magari l’opposizione, astenuta in commissione o, perché no, qualche consiglierə capace di anteporre il pubblico interesse della cittadinanza al privato profitto di pochi privilegiati.

Si sono versati in questi giorni fiumi d’inchiostro sul mancato ripristino della servitù di passaggio su Via della Rovere. Proviamo a raccontare tutta la storia con parole nostre, anche la parte che sembra essere stata dimenticata.

C’era una volta a Bergamo, tanto tempo fa – parliamo del medioevo quando da quelle parti già c’era e venne documentato un bosco di roveri che ancora riecheggia nel nome dell’attuale Via della Rovere – un antico tracciato percorso per secoli dai cittadini.
Cambiavano i proprietari della città, quelli dei terreni, ma il tracciato resisteva, pulito e curato da chi lo percorreva.

Poi, pochi decenni fa, è diventato proprietà del Golf Club Ai Colli, proprio al margine est dei suoi terreni.

Un giorno di due anni fa la società proprietaria del Golf Club, l’Odissea Srl (Gruppo Percassi), chiede all’Amministrazione comunale di spostare la servitù su un’altra strada, destinata però alle auto e non ai pedoni e il Consiglio Comunale approva questa richiesta il 4 aprile 2022. Detto in parole povere, il tracciato viene chiuso al transito dei cittadini e delle cittadine dopo secoli di storia e ceduto all’utilizzo esclusivo dei giocatori di golf.

Ma qui entra in gioco la servitù di passaggio, cioè “il diritto reale di godimento che consente al titolare di un fondo di passare su un fondo altrui per accedere al proprio.”

Infatti, nonostante il passare dei secoli, il tracciato viene ancora utilizzato per il passaggio pedonale sia dai residenti nella zona a monte del Golf Club, che hanno ottenuto e cui permane la servitù di passaggio pedonale, sia da chi da via Longuelo vuole raggiungere i colli.
L’associazione di quartiere “Vivere Longuelo” raccoglie le firme dei residenti contrari alla decisione e presenta ricorso al Tribunale Amministrativo Regionale.

Senza questa parte della storia che vi abbiamo raccontato diventa difficile capire dagli articoli di questi giorni, che parlano di velocità delle palline da golf, quale sia il motivo del contendere.
Perché il Tribunale dà ragione al quartiere e, anche se non dice che un Comune non può cedere un diritto secolare a un privato, scrive:

“Se al Comune è consentito, in qualità di titolare della servitù di uso pubblico, modificare la stessa trasferendola in altro luogo, tale potere deve però essere esercitato nel rispetto dei principi dell’azione amministrativa e della tutela dei beni pubblici e deve essere funzionalizzato al perseguimento dell’interesse pubblico, non potendo la modifica di un diritto di uso pubblico accertato giudizialmente nell’interesse della collettività avvenire sulla base di un mero accordo iure privatorum tra la pubblica amministrazione e il privato”.

In poche parole lo scopo della cessione deve essere l’interesse pubblico.

Che l’Assessore Valesini mandi la Polizia Locale a misurare la velocità delle palline e, vista la pericolosità, decida che da lì i cittadini non possono passare è un velleitario tentativo che dà per acquisito proprio quello che il Tribunale nega, cioè che lì ci possa stare il Golf Club in esclusiva. Crediamo che sarebbe invece suo compito, rispettando la sentenza, ribadire la consuetudine secolare del passaggio e intimare al Golf Club di mettere in atto tutte le misure necessarie per evitare danni all’incolumità fisica dei passanti.

Tutto qua, in sintesi.
Diritto al passaggio della cittadinanza e pubblico interesse da una parte, Golf Club dall’altra.

Non è solo questione di velocità delle palline.