Riportiamo qui la risposta ad un commento dell’assessora Oriana Ruzzini sul nostro post https://www.facebook.com/share/p/17r9DygfZQ/
“Gentile Assessora, la Sua lettura sembra ignorare la realtà dei dati che abbiamo presentato ripetutamente nei mesi precedenti su questa pagina.
Ridurre la questione a una contrapposizione tra chi “ama la musica” e chi no è un modo per non affrontare il merito della gestione politica ed economica dello spazio pubblico, quale è, almeno formalmente, Piazzale Alpini.
Partiamo dal rumore: Lei si appella alla “media matematica”, ma la politica ha il dovere di andare oltre il tecnicismo: se la legge definisce una media, è l’Amministrazione che decide quante deroghe concedere, e non usare il tecnicismo come ‘foglia di fico’.
Trasformare Piazzale Alpini in una zona di ‘eccezione permanente’ per oltre 200 giorni l’anno non è “rispettare le norme”, è dare il permesso al gestore di svuotare di significato la Zonizzazione Acustica, a danno della salute dei residenti.
Il diritto al riposo non è un “intralcio alla movida”, ma un pilastro della salute pubblica che non può essere sacrificato sull’altare del business dell’intrattenimento.
Questa gestione dell’inquinamento acustico è solo la punta dell’iceberg di un modello che riteniamo inaccettabile, come abbiamo documentato nei mesi scorsi: un’area verde, magari non “idilliaca” ma certamente precedentemente più ricca di vegetazione e spazio a disposizione, è stata trasformata in una spianata di cemento e ghiaia funzionale solo a montare palchi.
E per fare questo si sono anche spesi molti denari pubblici, sia in fase di impianto che nei rinnovi annuali.
Tradendo peraltro da subito l’ipotesi iniziale di rifunzionalizzazione spiegata in fase di presentazione del progetto, che prevedeva uno spazio aperto ad un uso pubblico multifunzionale, dedicato all’intrattenimento, alla ristorazione, agli sport, al commercio.
E probabimente tradendo anche le aspirazioni di chi partecipò al breve percorso partecipativo legato all’intervento, che coinvolse le realtà che gravitano sul piazzale, come le vicine scuole pubbliche.
(https://progettobase.bg.it/…/piazzale-degli-alpini-un…/
Mentre i cittadini subiscono il rumore, il gestore privato gode di canoni d’affitto e vantaggi sproporzionati rispetto all’investimento pubblico fatto sull’area:
(https://progettobase.bg.it/…/piazzale-degli-alpini-il…/)
La socialità “gratuita” che Lei cita avviene comunque dentro una recinzione che produce profitto (food & drink) per un unico soggetto privato, con la trasformazione di una piazza aperta in una sorta di “bidonville” privata:
(https://progettobase.bg.it/…/piazzale-degli-alpini-da…/)
Esiste uno squilibrio profondo tra quanto la città spende per questo “polo di eventi” e i benefici reali per chi abita il quartiere ogni giorno: fra l’altro, ci chiediamo perché questo investimento non possa essere distribuito sul territorio privilegiando attività e settori locali di cultura (non vediamo la stessa sollecitudine operosa e gli stessi contributi, anche economici, per realtà importanti come Edonè o Maite, giusto per citarne un paio)
(https://progettobase.bg.it/…/piazzale-degli-alpini…/)
L’alibi del traffico, infine, è paradossale: se il rumore delle auto è già un problema, l’Amministrazione dovrebbe cercare di mitigarlo e non usarlo come giustificazione per aggiungere altro carico sonoro non necessario.
La nostra non è una battaglia contro il divertimento, ma contro l’idea che ogni angolo di Bergamo debba essere recintato e messo a profitto, ignorando la capacità di carico dei quartieri e i diritti di chi ci vive, e che il puro intrattenimento possa essere costantemente mascherato da cultura per giustificare tali azioni. Bergamo è in grado di esprimere molto di più di questo e meglio che così.”


