Italia Nostra contraria alla vendita della casa del custode

Italia Nostra: mantenere l’integrità del Castello di San Vigilio è il primo passo per restituirlo alla città.

Dopo Castrum Capelle e l’Istituto Italiano dei Castelli, anche Italia Nostra Bergamo invia una lettera aperta all’Amministrazione Comunale di Bergamo, sottolineando la sua contrarietà all’ipotesi di alienazione della Casa del Custode nel complesso del Castello di San Vigilio.

Ne condividiamo pienamente i contenuti, riportandovi l’intera lettera.

“Il Castrum Capelle, noto da sempre ai Bergamaschi come “Castello di San Vigilio”, fortificazione di antica origine che sorge sulla sommità del Colle omonimo, composta da una trentina di elementi (ancora esistenti o in forma di tracce) fra corpi di fabbrica e strutture tipicamente militari:

– costituisce, nel suo insieme, una unità storica, funzionale e turistico-culturale;
– presenta un notevolissimo valore paesistico, per la sua collocazione sommitale e per il fatto di essere uno dei principali punti panoramici sulla città, sulle colline circostanti e sulle valli di Bergamo;
– insieme alle Mura veneziane, è parte integrante di un sistema difensivo urbano tutelato a più livelli: dalla pianificazione urbanistica comunale, dal Ministero della Cultura attraverso il vincolo diretto storico-culturale, dall’Unesco con la menzione nel sito collettivo delle “Opere di difesa veneziane del XVI e XVII secolo”; nonché in via di valorizzazione anche documentale attraverso il “Museo delle Mura” di recente fondazione;
– rappresenta, con la sua morfologia nota e inconfondibile (per quanto poco vistosa), un bene culturale di rilevante significato identitario per tutta la comunità.

La Sezione di Bergamo di Italia Nostra APS ribadisce questa unità essenziale del sito di Castrum Capelle a fronte dell’approvazione, da parte del Consiglio comunale, del “Piano delle alienazioni e valorizzazioni immobiliari” del Comune di Bergamo per il triennio 2025-2027.
Vi si prevede, fra l’altro, la vendita a breve scadenza e senz’altri passaggi della “Casa del Custode” (già inserita nel programma per il 2025), e la “valorizzazione” dei due edifici noti come “Casa del Capitano” e “Casa del Castellano”, facenti parte del medesimo contesto e posti a brevissima distanza.

Con il termine “valorizzazione” si intendono una serie di operazioni amministrative e contabili, che vanno dall’intervento diretto dell’Amministrazione sul bene alla ricerca di soggetti terzi cui affidare in via di convenzione la gestione a lungo termine: operazioni accomunate però dal privilegiare il conseguimento di una utilità economica dal singolo bene piuttosto che la sua contestualizzazione.
Con tutta evidenza, l’alienazione della “Casa del Custode” comporta poi l’uscita definitiva del bene dal patrimonio dell’Amministrazione, e quindi anche dal suo potere di disposizione e di gestione.

A questo proposito, il condivisibile recente appello dell’Istituto Italiano dei Castelli ricorda come, in anni ormai lontani (1957), l’Amministrazione comunale (Sindaco Costantino Simoncini) avesse operato in direzione opposta quando decise di riacquistare la “Casa del Custode” dal privato che ne era diventato proprietario per ricostituire l’unità del complesso.
Non parliamo infatti di edifici accessori o secondari nel contesto del sito fortificato.

Con la perdita della “Casa del Custode”, quanto rimane del “recinto” difensivo perderebbe infatti il puntone di sud-est, mentre lo scorporo degli altri due edifici comporterebbe l’abbandono dell’intero lato su cui questi si affacciano, con conseguenze anche sulla “leggibilità” oltre che sull’accessibilità del complesso.
Ricordiamo che la “Casa del Custode” ha origini cinquecentesche ed era la casa di controllo della porta di accesso al Castello. Nel giardino di fronte c’era l’antica polveriera, vi era una chiesa di cui sicuramente indagini archeologiche rivelerebbero grandi sorprese; il suo spazio di pertinenza arriva fino alle murature a sud e a est, le più in vista, dell’intero complesso fortificato…. e la città di Bergamo, dopo l’illuminato acquisto degli anni ’50, la venderebbe.

Le due operazioni previste dal Piano avrebbero quindi il risultato di rendere d’ora in avanti impossibile quella destinazione unitaria del Castrum Capelle che, secondo noi, rappresenta il presupposto naturale e imprescindibile per un (auspicabile oltre che urgente, visto anche lo stato generale di conservazione) progetto complessivo di restauro.

Di fronte alle stringenti necessità di bilancio, Italia Nostra Bergamo pensa che queste siano, almeno nel caso di specie, francamente meno importanti rispetto alla responsabilità amministrativa e storica verso la cittadinanza di assicurare l’integrità e la fruizione collettiva del complesso.
Ritiene, infatti, che il Castrum Capelle sia uno di quei pochi monumenti (come il Monastero di Astino, come il Teatro Sociale, come da ultimo Palazzo Suardi) realmente “strategici”, costitutivi dell’identità urbana di Bergamo e dei Bergamaschi e, per questo, meritevoli di uno sforzo collettivo al quale anche l’Associazione, al pari di altre realtà culturali, non intende sottrarsi.

Ing. Paola Morganti
Presidente di Italia Nostra APS – Sezione di Bergamo”