Abbiamo analizzato la risposta dell’Assessora alla Transizione Ecologica in merito all’inquinamento acustico di Piazzale Alpini.
È un documento che, pur nei toni cordiali, rivela una visione di città che ci preoccupa: una città dove la “socialità” sembra coincidere solo con l’evento a pagamento e dove il benessere dei residenti viene sacrificato sull’altare di regolamenti modellati ad hoc.
Ecco i punti che, come Progetto BASE, riteniamo inaccettabili:
* La deroga come “nuova normalità”: l’Amministrazione parla di controlli rigorosi sulle attività “in deroga”, ma il dato reale è sconcertante:
Piazzale Alpini vive ormai in uno stato di eccezione permanente, con oltre 200 giornate all’anno sottratte ai normali limiti acustici. Quando la deroga copre la maggior parte del calendario, non è più uno strumento per gestire l’eccezionalità, ma un espediente per ignorare sistematicamente la Zonizzazione Acustica a danno dei residenti.
Trasformare un’area residenziale in una “zona franca” per due terzi dell’anno è una scelta politica che mette il business dell’intrattenimento davanti alla salute pubblica.
* La tirannia della “media matematica”: l’Amministrazione si difende affermando che i limiti non vengono superati perché la legge guarda al “livello equivalente” (la media sul periodo) e non ai singoli picchi di rumore. Ma chi abita davanti al piazzale non dorme “in media”: viene svegliato dai picchi improvvisi di musica e urla.
Ridurre il disturbo a un calcolo statistico significa ignorare la realtà biologica e quotidiana delle persone.
* Controlli “a campione” o semplici formalità?: ci viene riferito che a Piazzale Alpini nel 2025 sono stati eseguiti solo 5 controlli totali (uno ad agosto, due a settembre e due a dicembre).
A fronte di oltre 200 giornate di eventi, monitorare meno del 3% delle serate non è un controllo “rigoroso”, è una scommessa statistica persa in partenza sulla pelle dei cittadini.
* L’alibi del traffico: è paradossale leggere che, quando i livelli di rumore sono alti, la colpa sia spesso del traffico veicolare che “influenza il livello equivalente”.
È la solita strategia dello scaricabarile: si usa un problema strutturale (il rumore delle auto) per giustificare un rumore aggiuntivo, opzionale e impattante generato da attività private in uno spazio pubblico.
* Uno spazio pubblico trasformato in “distretto del rumore”: l’Assessora cita Chorus Life e il Lazzaretto come esempi di altri luoghi dedicati alla musica. Questo conferma la tendenza a trasformare ogni angolo di Bergamo in un polo per grandi eventi, senza una riflessione seria sulla capacità di carico dei quartieri e sulla differenza tra “intrattenimento” e “vita comunitaria”.
Piazzale Alpini dovrebbe essere un luogo di passaggio, di sosta e di verde per tutti, non una recinzione che produce profitto per pochi e insonnia per molti.
Non siamo contro la musica, ma contro una gestione dello spazio pubblico che considera il silenzio e il riposo come un lusso o un “intralcio” alla movida programmata.
Continueremo a monitorare e a dare voce a chi vive il quartiere ogni giorno, non solo durante i brevi “tempi di misura” di un tecnico del suono.


